Nov 29, 2012 - Senza categoria    No Comments

Mario Squillace a vent’anni dalla morte

 

UNA VITA SPESA TRA CULTURA E APOSTOLATO

 

Cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio vaticano II e Anno della fede: due eventi eccezionali che la Chiesa celebra quest’anno e che in Calabria scandiscono il ventesimo anniversario  della morte (10 novembre 1992) di Mario Squillace, prete, scrittore, giornalista, uomo impegnato, con convinzione e coerenza, nel cattolicesimo democratico. Due componenti bensì importanti nella vita di quest’uomo di cultura e di fede che, con Georges Bernanos, amava definirsi «semplice curato di campagna». Il Vaticano II per certi aspetti persino lo anticipa nella “prassi” prima che venga intuito e voluto da Giovanni XXIII, e sostenuto e portato a termine da Paolo VI. Non è  difficile immaginare quindi come esso lo intrighi in modo «totale» e a esso rimanga conseguente per tutta la vita.squillace,mario squillace,pitaro,francesco pitaro

Parte adolescente da Montepaone, dove nasce il 7 dicembre 1927, che in un sonetto definisce «case tessute di speranze e pietre» e che alcuni anni fa gli intitola l’istituto comprensivo, entra nel seminario di Squillace, completa gli studi di teologia in quello di Reggio Calabria; infine è ordinato sacerdote il 1° gennaio 1952. Da questo momento incomincia per il neosacerdote un’intensa opera pastorale sorretto da uno «smisurato bisogno di conoscere e di sapere». Nell’ottobre dello stesso anno viene destinato a Pazzano in qualità di parroco e qui rimane quasi trent’anni adottando il centro collinare ai piedi della Ferdinandea, «tanto piccolo quanto ricco di storia e religiosità», come la sua «patria dell’anima». Un amore che questa comunità gli ricambia un anno fa con la dedica di una piazza e un busto bronzeo. Dal suo paese adottivo, che Gerhard Rohlfs, un giorno in cui va a fargli visita, paragona a un «minareto del quale lui è il muezzin»,  don Mario intraprende un proficuo confronto con autorevoli uomini di Chiesa e  di cultura (Giovanni Di Napoli, Francesco Russo, Mauro Fotia), con intellettuali (Luigi Firpo, Umberto Caldora), con politici (Amintore Fanfani, Riccardo Misasi, Antonio Guarasci, Rosario Chiriano).

È appunto l’ex presidente del consiglio regionale della Calabria ed ex parlamentare Chiriano, molto intimo di Squillace, che lo ricorda come «sacerdote in cammino lungo il sentiero solcato dal Concilio» e che «nella vita, alimentata dall’Eucarestia, si pose sempre dalla parte dei deboli». Il suo pensiero e il suo essere fondamentalmente innamorato della Calabria, poi, «danno  di lui l’eccezionale dimensione culturale che si alimenta in molteplici interessi», sicché si rivela quasi combattuto «tra il recupero del passato – la passione per la storia – e lo sguardo aperto al futuro: acuto nelle analisi e passionale, ma senza mai nascondere i propri orientamenti».Mario Squillace e Amintore Fanfani in Calabria nel 1961.jpg

L’essere un prete-politico è un’etichetta che Mario Squillace si porta dietro come una seconda pelle. Che sia prima di tutto un prete lo dimostra quando, in difficoltà con le proprie gerarchie e blandito da chi vorrebbe offrirgli incarichi civili prestigiosi, decisamente declina sentendosi «motivato dalla fede e consacrato all’apostolato». Al tempo stesso è uno che vive e pratica con entusiasmo la politica. Quella vista «sempre come servizio per la comunità e mai come professione o privilegiata sinecura». Il suo è un percorso che parte da lontano e che affonda  le radici nella Dottrina sociale della Chiesa; i suoi punti di riferimento sono l’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, il pensiero di Sturzo, di Dossetti, La Pira; la linfa di cui si alimenta sono gli insegnamenti di Mounier e Maritain, oltre che di Campanella; la falsariga sulla quale si incammina è quella tracciata da uomini di Chiesa e di impegno sindacale, cooperativistico, politico in Calabria come Carlo De Cardona, Luigi Nicoletti, Francesco Caporale. Non a caso è proprio quest’ultimo a consegnargli idealmente il testimone e a investirlo del «lusinghiero quanto non facile compito» di continuare l’opera da loro intrapresa. Don Caporale infatti, in punto di morte, lo esorta con parole accorate non meno che profetiche: «Scrivi e lavora per la nostra gente; non ti stancare di soffrire… sapessi! La storia e la Chiesa ci vogliono nell’azione dell’apostolato sociale».

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 1 novembre 2012)

 

In alto, Mario Squillace; sotto, Mario Squillace con Amintore Fanfani nel 1961.

 

 

 

 

 

 

 

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