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Brillante saggio di Franco Liguori

 

CARIATI, REGINETTA DELLA SIBARITIDE

Il viaggiatore  che percorre la strada statale 106 della parte meridionale dello Ionio cosentino, tra Sibari e Crotone, ovvero tra Capo Trionto e Punta Alice, non può fare a meno di fissare lo sguardo e, perché no, farvi un’escursione, al centro storico di Cariati. Unanimemente considerata la reginetta della Sibaritide. Il suo biglietto da visita con il quale si presenta al suo potenziale ed eventuale ospite sono le sue antiche e possenti mura che la cingono tutt’intorno al suo perimetro. I suoi otto torrioni, poi, la impreziosiscono e la rendono unica e affascinante in tutta la regione.Cariati

L’opera di fortificazione risale a epoca bizantina (IX sec.), contestualmente alla fondazione della città in seguito al trasferimento delle popolazioni marine verso la collina sovrastante per difendersi dalle incursioni barbaresche che insidiavano le coste. Un successivo intervento di ristrutturazione e rafforzamento avvenne intorno al XV secolo su iniziativa della famiglia Ruffo, che questo centro possedette in feudo per un lungo periodo. E dopo che era stato elevato a sede vescovile su proposta della principessa Covella che qui volle fissare la propria dimora.

Forse dovette essere in primo luogo per questo che tra il XVIII e gli inizi del XX sec. fu meta di fior di viaggiatori e memorialisti, soprattutto stranieri, che la descrissero, la illustrarono, ne magnificarono le bellezze paesaggistiche, storiche, architettoniche. Da Von Riedesel (1767) che sottolinea la  produzione «della migliore manna», a Swuinburne (1777) che annota l’esistenza «nel luogo chiamato Terra Vecchia» delle rovine dell’antica statio romana di Paternum; dall’Abate di Saint-Non (1778) al Westphal (1825); da Keppel Craven (1818) al Ramage (1828); da Lenormant (1879) a Malpica (1846).

Per finire, ma non ultimo, allo scrittore Claudio Marabini, indimenticato collaboratore della terza pagina di Gazzetta del Sud, che qui, lui di origini romagnole, trascorse, negli anni Trenta del Novecento, un lungo periodo della sua infanzia. Le impressioni della visita che vi fece molti anni dopo sono condensate in un intero capitolo del suo romanzo I sogni tornano (Rizzoli, 1993) in cui rievoca «i luoghi noti dove un tempo, molti anni addietro», aveva abitato bambino.

fotoEcco, tutto questo, e molto altro della realtà storica di questa suggestiva cittadina dal passato prestigioso, ha trovato il proprio cantore e apologeta in Franco Liguori (nella foto a destra),  insegnante in pensione di materie letterarie nei licei, storico serio e scrupoloso, appassionato ricercatore e promotore culturale, che ha da poco mandato nelle librerie la sua ultima fatica letteraria: Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli (Edizione Karyàtis, 2013). È una pubblicazione elegante nella veste tipografica, piacevolmente illustrata con immagini davvero interessanti, e che si avvale di pregevoli disegni del compianto architetto-pittore-disegnatore cariatese Saverio Liguori. In più è scritto con competenza e amore per la propria terra e con uno stile chiaro e fluente che appassiona e avvince anche il comune lettore.

E difatti con questo  lavoro – che si va ad aggiungere ai precedenti di natura strico-letteraria che egli ha pubblicato, da solo o in compagnia del fratello Romano –, Liguori ha inteso fornire uno strumento che, sebbene si attenesse al rigore storico e documentale, avesse le caratteristiche divulgative di un baedeker. Il tutto a beneficio anche delle giovani generazioni che vi sono nate e che vi abitano.

«Ciò che mi preme precisare – scrive infatti nell’introduzione al volume – è che le finalità di questo libro non sono soltanto quelle di soddisfare la prima curiosità del turista… ma anche quelle di invitare i nostri concittadini ad avere maggiore consapevolezza di un patrimonio di inestimabile valore che andrebbe meglio conosciuto, apprezzato e difeso».

Un utile testo, insomma, di lettura e consultazione, questo di Franco Liguori. Il quale sembra voglia prendere per mano il lettore – turista o no –, e condurlo a spasso, sia nello spazio che nel tempo, lungo i mille anni e oltre di vita di questa località calabrese, incantevole e affascinante. E dalle innumerevoli attrattive.

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 20 febbraio 2014)

Brillante saggio di Franco Liguoriultima modifica: 2014-02-24T12:53:59+00:00da frapit
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