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Gen 28, 2010 - Storia    No Comments

Monachesimo basiliano

 

 

 

CALABRIA, CULLA DI CULTURA BIZANTINA

 

 

 

 

Secoli di storia, religiosità, cultura collegano il Monte Athos, la repubblica monastica autonoma in Grecia, alla Calabria.  Secoli, racchiusi nell’alto Medioevo, caratterizzati da quella che fu l’intensa  e proficua civilizzazione bizantina in questa regione e di cui ancor oggi si conserva un inestimabile retaggio di chiese. Tutto quel mondo è stato rivisitato nell’ambito di un progetto, “Discovering Magna Græcia”, a cui la Regione Calabria ha partecipato con il ruolo di capofila, nell’ambito del programma di iniziativa europea “Interreg III B”, 2000-2006. La Cattolica e il Codex purpureus, due gioielli calabresi della cultura bizantina.jpg

L’itinerario bizantino si snoda dalle pendici aspromontane a quelle del Consolino e alla valle dello Stilaro; dalla Sila Greca alla valle del Crati fin a lambire, sul versante opposto, quella del Lao disseminata di grotte naturali. Quel territorio cioè che  per tutto l’alto  Medioevo, (dal X all’XI secolo, fin al sopravvento dei normanni) fu caratterizzato dal Mercurion. Strutturata sul modello della più famosa Repubblica autonoma della penisola calcidica, la celebre provincia monastica calabra, popolata da mistici ed eremiti che vissero dapprima in antri impervi e successivamente in laure e cenobi, fu centro di diffusione di cultura bizantina in Italia e in Europa.

Il Mercurion per secoli divenne fucina dove si forgiarono generazioni di monaci dediti alle più disparate attività intellettuali che servirono come arma di «penetrazione» nel mondo occidentale. Furono calligrafi, miniaturisti, copisti, melodi, innografi. Su queste alture si formarono uomini come san Nilo da Rossano, Giovanni Filagato, (poi antipapa con il nome di Giovanni  XVI), san Gregorio da Cassano. Vale a dire colui che con la fondazione del monastero dei Santi Nicola e Apollinare, a poca distanza di Aquisgrana, creò le premesse per l’irradiazione della cultura greco-bizantina nel cuore d’Europa e del Sacro romano impero. L’influenza del Mercurion fu tale che sotto la sua giurisdizione ebbero origine dei centri abitati, fra cui Papasidero e Orsomarso. Su tutti spiccavano le «celesti figure» di Giovanni, Fantino e Zaccaria, dai quali trasse edificazione lo stesso san Nilo. L’autorevolezza di Giovanni (che, secondo quanto afferma lo storico ecclesiastico  padre Francesco Russo, è da identificare con quello «di Cucza nel territorio di Laino»), poi, era pervenuta a un così alto grado che il santo rossanese arrivò persino a dire «che una sua benedizione aveva lo stesso effetto di un favore del patriarca di Costantinopoli».

Nell’area mercuriense si formò, altresì, «un grande stuolo di santi che non trova riscontro in nessun’altra epoca storica e in nessun’altra equivalente regione», fin negli scoscesi e brulli rilievi del Consolino e del Cocumella, a partire dal VII secolo. Anche qui nacquero santi come «Ambrogio, Nicola e Bartolomeo», ma su tutti spicca la figura di san Giovanni Teresti, il Mietitore, uno dei pochi di origine italo-greca entrato nel Martirologio romano. Di san Gregorio da Cassano si sa che nacque intorno al 920, fu ordinato sacerdote ed ebbe come padre spirituale san Pacomio, egumeno del monastero di Sant’Andrea di Cerchiara. Sull’esempio di quest’ultimo decise di dedicarsi alla vita monastica. Cosicché alla sua morte ne divenne il  successore alla guida della comunità. Tra i suoi prodigi viene attribuito anche l’essere stato determinante alla difesa di Cerchiara dall’assalto saraceno del 982. Da lì ad alcuni anni soggiornò a Roma dove, come scrive don Bruno Sodaro, studioso di santi e santuari calabresi, «Teofano, principessa bizantina moglie dell’imperatore Ottone II, lo obbligò ad accettare delle donazioni» e fondò il monastero del Santissimo Salvatore, probabilmente tra l’Aventino e il Velabro e oggi del tutto scomparso.

L’eco di questo immenso patrimonio storico e religioso che oggi vanta la Calabria è rappresentata dai tanti luoghi di culto, nonché dalle innumerevoli opere architettoniche di inestimabile valore, che mantengono quasi intatto l’intero loro fascino. Dalla Cattolica di Stilo a Santa Maria del Pàtire, dalla chiesetta di San Marco di Rossano (nel cui duomo è custodito il Codex  purpureus), al Katholikon di San Giovanni Teresti di Bivongi, alla cattedrale di Gerace città sacra per gli ortodossi.

 

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo, 28 gennaio 2010)

 

 

 

 

 

 

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