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Ott 11, 2010 - Storia    No Comments

Settant’anni fa la battaglia di Punta Stilo

 

 

 

LO  SCONTRO PER LA SUPREMAZIA NEL MEDITERRANEO

 

 

 

A settant’anni esatti da quel primo scontro in mare aperto fra la Regia marina italiana e la Royal Navy britannica, nello specchio di Ionio antistante Punta Stilo, il 9 luglio 1940, restano più che mai vive considerazioni e riflessioni che ancora appassionano storici e non. Intanto c’è da dire che quel che accadde in quel lontano pomeriggio estivo rappresentò il più grande dispiegamento di forze belliche fra italiani, da una parte, e britannici e australiani dall’altra, nell’intero contesto della Seconda guerra mondiale.1 - La Cesare, nave ammiraglia di Inigo Campioni.jpg

La possibilità di percorrere senza insidie e con un certo tasso di tranquillità il Mediterraneo fu il quesito che  inquietò da subito i comandi militari italiani all’indomani della “consegna” della dichiarazione di guerra (10 giugno 1940) di Mussolini «agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia». E ciò perché si impose la necessità di un collegamento logistico con la Libia, “Quarta sponda”, per il trasporto di uomini, automezzi, vettovagliamento, carburante, per non trovarsi impreparati di fronte a un eventuale e probabile attacco di truppe inglesi di stanza in Africa. In particolare in quei paesi sottoposti alla sua occupazione militare, come l’Egitto. Tanto più che il Duce, dopo l’armistizio e la fine delle ostilità con la Francia (25 giungo 1940) guardava al nord Africa convinto di poter conseguire lì notevoli successi con il minor dispendio di forze.

Neutralizzata la Francia, il risiko per la supremazia nel Mediterraneo divenne assoluto appannaggio delle marine d’Italia e Gran Bretagna. La prima decisamente più numerosa in quanto a pezzi a disposizione sullo scacchiere. Anche se a suo demerito vanno ascritti errori politici, insufficienza di rifornimento e scarso coordinamento con l’aeronautica. La Royal Navy, da parte sua, aveva alloggiamento negli ancoraggi di Malta, Alessandria d’Egitto e Gibilterra, e da qui era in grado di far partire le sue azioni nell’intero bacino. Ma senza che ancora si fosse confrontata sul serio con le navi italiane.

La circostanza, perché di evento assolutamente fortuito si trattò, si ebbe appunto al largo della Calabria per il primo scontro della storia delle marine italiana e inglese  a sessanta miglia a sud-est di Punta Stilo. Entrambe impegnate in operazioni di supporto. La prima, al comando dell’ammiraglio Inigo Campioni, era di ritorno dopo avere scortato da Napoli a Bengasi le navi mercantili Calitea, Esperia, Barbaro, Pisani, Foscarini. Avevano a bordo qualcosa come più di 2.000 uomini, 232 tra automezzi e 71 carri armati, oltre ad alcune migliaia di tonnellate di carburanti e di rifornimenti. La seconda, comandata dall’ammiraglio Andrew Cunningham, era uscita da Malta alla volta di Alessandria d’Egitto per scortare sette mercantili. Dopo una notte precedente trascorsa a rincorrersi, fu scontro aperto.

Imponenti i rispettivi schieramenti: due corazzate (Cesare, Cavour), sei incrociatori pesanti, sei incrociatori leggeri, ventisei cacciatorpediniere, da parte italiana; tre corazzate (Warspite, Royal Soveregn, Malaya), una portaerei, cinque incrociatori leggeri, sedici cacciatorpediniere, per gli inglesi. Le azioni propriamente dette non durarono che poco meno d’una ora (dalle 15,53 alle 16,45) con effetti dal punto di vista militare e strategico abbastanza contenuti.

Difatti i rispettivi navigli, al netto di limitati danneggiamenti al Cesare, che comunque registrò 21 morti, e all’incrociatore pesante Bolzano, nonché danni riparabili all’incrociatore leggero inglese Glucester (18 i morti), poterono riprendere le loro rotte e giungere a destinazione. Sugli effetti di questa battaglia va messo nel conto anche l’abbattimento del caccia britannico Escort a opera del sommergibile Guglielmo Marconi nei pressi di Gibilterra, l’11 luglio successivo.

Positivi, se non trionfalistici, furono i commenti politici su entrambi i fronti. Se Mussolini, da parte sua, plaudì a «una vittoria italiana sui mari», Cunningham, d’altro canto,  parlò di «superiorità» della Mediterranean Fleet. Purtroppo per noi, l’attacco a sorpresa, in quello steso anno, alla base di Taranto (11-12 novembre) e lo scontro di Capo Teulada (27 novembre) avrebbero rivelato ben altra realtà.

 

 

(Francesco Pitaro, in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo, 10 ottobre 2010)

 

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