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Ott 14, 2009 - Pittori di Calabria    No Comments

ESPOSIZIONE A DESIO (MB) DALL’11 AL 26 OTTOBRE 2009

 

 

 

NEI CENTO QUADRI DI PASQUALINO COLACITTI

PIÚ DI CINQUANT’ANNI DI ATTIVITÀ ARTISTICA

 

 

 

 

È dedicata prevalentemente alla sua terra d’origine, la Calabria, la mostra antologica di pittura che Pasqualino Colacitti (nella foto sotto) ha allestito a Villa Tettoni, a Desio in provincia di Monza. Auspici l’amministrazione comunale della città brianzola e l’Associazione culturale dei calabresi e dei grecanici di Calabria Nicola Argiropulo, l’esposizione si protrarrà dall’11 al 26 di questo mese.Il pittore Pasqualino Colacitti.jpg

 L’importante evento artistico-culturale è ispirato a più cose e persone che hanno tracciato un solco profondo nella vita sia umana sia artistica del suo autore. In ben cento opere – tra olio su tela, disegni su cartoncino, collage, xilografie e tecnica mista –, Colacitti ripercorre più di cinquant’anni di attività, per buona parte dei quali ha operato a Seregno, località dell’hinterland milanese dove tuttora vive e opera.

Molti e compositi i motivi a cui si ispirano i dipinti di questa “antologica”: gli ulivi, gli emigranti sui treni, la Magna Grecia, i compianti genitori. Ma anche opere letterarie, personalità istituzionali ed ecclesiali, Alberobello e le olimpiadi di Atene 2004 e Pechino 2008. Tutti elementi che per l’occasione si trasfigurano in altrettante «icone della cultura – come scrive opportunamente nel dépliant di presentazione l’assessore alla Cultura del Comune desiano, Vincenzo Bella –, della filosofia, della corporeità e dell’immaterialità che vengono rappresentate ed omaggiate” in queste tele.

Uomo brianzolo, Pasqualino Colacitti, ormai pienamente integrato – manca dalla sua Centrache, alle porte delle Serre catanzaresi, dai primi anni Sessanta –, e artista in continua evoluzione stilistica e tematica; tuttavia conserva nitido e forte il legame con la sua terra. Un legame ben radicato e robusto come i suoi vecchi e contorti ulivi che egli plasticamente raffigura nelle sue tele (La lettura del pastorello, 2007), e ben resistente all’usura del tempo e ancora capace di parlare al cuore del contemporaneo, come le sue tante composizioni che rimandano alla civiltà magnogreca (fra le altre, l’Apollo di Cirò, 2004, raffigurato nella foto sotto).Colacitti-2.gif

Il suo essere uomo del Sud gli ha fatto scoprire il filone dell’emigrazione, che egli stesso ha sperimentato, sebbene dalla prospettiva del giovane insegnante di materie artistiche nelle scuole medie che trova occupazione nel settentrione del Paese. Per lungo tempo, infatti, il suo ciclo è caratterizzato da treni strapieni di “gente che emigra” e di anziani (Vanno a trovare i figli al Nord, 1977) che  con quei volti corrugati e pensosi e con quei lineamenti pesanti e tuttavia dignitosi racchiudono tutto un retroterra sociale e culturale che l’artista, rifuggendo dalla sterile retorica, riesce a sublimare in lirismo e in denuncia civile.

Ma Pasqualino Colacitti non è soltanto pittore che guarda al passato. È uomo ben attento ai viaggi che fa e amante del bello e del magico che egli ravvisa sia nelle cose sia nelle persone di cui è testimone diretto. Si spiega così il suo amore per la Puglia (Alberobello notturno, 2002), il suo interesse per eventi sportivi (Inaugurazione delle olimpiadi di Pechino, 2008), la sua passione per la Grecia e il suo poeta più rappresentativo del secolo scorso Giorgio Seferis a cui ha dedicato alcune delle composizioni più ispirate della sua molto prolifica produzione.

 

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud,  Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 25 ottobre 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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