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Apr 11, 2010 - Pittori di Calabria    No Comments

Si caratterizzò come decoratore di chiese

 

 

FELICE FIORE, PRINCIPE DELL’ARTE RELIGIOSA

 

 

 

N

el suo tempo, ovvero tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima del Novecento, era considerato, a ragione, il principe dei decoratori e dei freschisti a carattere religioso. Molte chiese calabresi infatti possono vantare di possedere sue opere o addirittura di essere state ornate dalla sua mano. Come quella di Gagliato, in questi giorni chiusa al culto per lavori urgenti alle strutture portanti che metterebbero in serio repentaglio suoi affreschi e tele di pregevole valore artistico.Felice Fiore, Madonna degli angeli, olio su tela.jpg

Stiamo parlando di Felice Fiore, un pittore calabrese di impagabile talento e che si caratterizzò fondamentalmente come ritrattista, anche se eseguì nature morte, paesaggi e scene sacre (cfr. Enzo Le Pera, La Calabria e l’arte, Gazzetta del Sud Editrice, 2005). Tuttavia il suo cavallo di battaglia, per amore o per necessità che fosse, fu la tematica religiosa, sicché ebbe nei molti parroci che a lui si rivolsero i suoi principali committenti. «Si dichiara da me Felice Fiore – si legge infatti in una ricevuta di pagamento del 26 novembre 1910, scritta di suo pugno – , artista pittore domiciliato in San Benedetto Ullano, aver dipinto tre quadri al soffitto della chiesa parrocchiale di Gagliato, altro all’orchestra e due ai due lati dell’arco maggiore, e di aver decorata la detta chiesa giusto accordi presi con la rispettabile commissione… Il tutto per un importo complessivo di 1507 lire… di cui rilascio quietanza al sig. don Gennaro Ranieri economo di detta chiesa…».

Un lavoro che durò qualcosa come tre anni, durante i quali soggiornò in paese circondato dall’affetto e dalle premure dei fedeli. Che non si peritarono di accompagnare al suo cospetto le loro figliolette e i loro giovinetti perché individuasse i modelli per madonne, angeli e putti. Massimo fu l’entusiasmo popolare allorché si trattò di scegliere colei che avrebbe dovuto prestare le sembianze alla Madonna degli angeli, una tela imponente che sarebbe stata collocata nella parte centrale della volta.

Altre opere pittoriche adornano questa chiesa, a parte le modanature in stucco, le marezzature, i trompe-l’oeil a soffitti, pareti e colonne. E sono: un “San Nicola”, un “Battesimo di Gesù”, “San Paolo”, “San Pietro”. Questi due affreschi sono stati restaurati sul finire degli anni Sessanta del secolo scorso dal famoso cartoonist, e pittore anch’egli di elevata qualità, Gianni De Luca, originario del luogo. Non è da escludere che l’adolescente De Luca conobbe il Fiore allorché questi, ormai settantenne, ritornò a Gagliato per mettere mano al restauro della chiesa danneggiata da un incendio sul finire degli anni Trenta del Novecento.

Complesso e articolato è il percorso artistico di questo pittore. Nato a Sambiase, oggi Lamezia Terme, il 14 maggio 1868, apprende i primi rudimenti pittorici direttamente dal padre, Eduardo,  per poi essere avviato a bottega a contatto con Andrea Cefaly a Cortale. Quindi lo troviamo a Napoli dove frequenta l’Accademia di belle arti e successivamente fa ritorno in Calabria allorché, nel 1904, in seguito al suo matrimonio con Eleuteria Conforti, si trasferisce definitivamente a San Benedetto Ullano. Nel 1920 è presente a Reggio Calabria alla Mostra d’arte moderna dove si fa notare con tre dipinti di accentuata impronta impressionista: “Ritratto”, “Costume nicastrese”, “Costume di San Benedetto Ullano”.

Molte delle sue opere fanno parte di collezioni private, come famiglia Conforti a Cosenza, là dove sono custodite oli su tela come “Animali”, “Fanciulla con cane”, “Vicolo di San Benedetto Ullano”. Tutte in linea con «particolari capacità coloristiche e delicati effetti di luce» (cfr. Pingitore T.,“Andrea Cefaly e la scuola di Cortale” a cura di T. Sicoli e E. Valente, Edizione AR&S , 1998). Ma la maggior parte della sua produzione si riscontra nelle chiese. Dalla Basilica dell’Immacolata di Catanzaro alla chiesa di Sant’Agata d’Esaro, dalla chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Rende a quella di San Giuseppe a Luzzi. E poi a Gallico, a Catona, a Cortale, a Lamezia Terme. Il suo destino non fu pari al suo virtuosismo: si spense, il 12 dicembre 1958, all’ospizio Umberto I di Cosenza, dimenticato dal mondo e in completo stato di indigenza.

 

 

 

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 11 aprile 2010)

 

 

 

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