Browsing "Pittori di Calabria"
Gen 31, 2012 - Pittori di Calabria    No Comments

Esposte a Napoli le opere dell’artista catanzarese

MARIA MANCUSO E I SUOI “PENSIERI” NEL FANGO

Giungere in età matura a dare sfogo alla vocazione artistica che ti senti erompere dentro l’anima vuol dire soltanto una cosa. Che passione e virtuosismo ce l’hai dentro da sempre intus et in cute. Insomma, nella pelle e nel sangue.
È il caso della scultrice Maria Mancuso (nella foto, una sua opera esposta al Marca di Catanzaro), siciliana di Patti per nascita e catanzarese per adozione, che la sua “illuminazione” l’ha avuta in età matura. Dopo cioè aver conseguito una laurea in economia e dopo aver messo su famiglia; anche se si può dire che già dalla prima giovinezza era in continua ricerca di una propria identità.pitaro,francesco pitaro, maria mancuso
Figlia d’arte – il padre Michele fu poeta affermato e molto noto nella Sicilia della prima metà del Novecento –, nella sua giovinezza ha la fortuna di conoscere due artisti calabresi che diventano per lei altrettanti punti di riferimento certi nel suo percorso artistico: Giuseppe Rito e Andrea Cefaly Junior.
Prima di imbattersi nel… fango, che plasma con levità e dolcezza fin a dargli vita e sentimento, Mancuso acquisisce nella bottega dello scultore di Dinami la tecnica di modellare creta e gesso, e intuisce definitivamente l’alveo in cui si sarebbe incanalata la sua passione. Dalla ventennale frequenza dell’atelier del massimo esponente del neo-impressionismo calabrese di Cortale, ha invece la possibilità di affinare le virtù di sintesi e immediatezza. E soprattutto la disposizione a saper cogliere e trasmettere gli aspetti più intimi e reconditi dell’animo umano.
Si inizia così il percorso artistico di Maria Mancuso fin a diventare una delle maggiori espressioni della scultura fittile calabrese e che un secondo catalogo (Maria Mancuso, Il grido nel fango, Napoli), uscito nell’anno appena trascorso, ha fatto conoscere e apprezzare anche al pubblico e alla critica di fuori regione. È un florilegio di ben quaranta opere, fra le più rappresentative dell’intera sua produzione, che hanno avuto la loro definitiva consacrazione nell’Antisala dei Borboni di Castel Nuovo della città partenopea.
«Nella creta, nelle terrecotte – ella suole affermare, ed è quanto dire – a me piace instillare i miei pensieri». E non solo, vien fatto di chiosare: anche i sentimenti, le passioni, i sogni. Ogni sua figura, infatti, lascia perplesso e meditabondo il fruitore perché ha sempre qualcosa da dire e un messaggio da trasmettere. Quelle sinuosità, quei contorcimenti, quegli avvolgimenti su se stessi – che si colgono a esempio in sculture come Riposo (1984), Maternità (1984), Abbraccio (1988), Uomo stanco (2010) – sono rispettivi messaggi subliminali che vanno dritti fin nei precordi. E scuotono, agitano, emozionano.
Sebbene l’artista sia alquanto riluttante a farsi irretire in canoni che caratterizzano scuole o correnti, tuttavia un paradigma da cui trarre linfa energetica Maria Mancuso ce l’ha. Ed è Henry Moore, lo scultore inglese che l’ha molto intrigata e al cui surrealismo e astrattismo, oltre al concetto di rapporto irrazionale spazio-materia, tuttora si richiama. Ma quei corpi affusolati, macilenti e smunti – Figura (1985), Acrobata (1987), L’Africa (1987), La spilungona (2008) – fanno altresì venire in mente le sculture di Alberto Giacometti e alla sua abilità di coniugare sogno e realtà.

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 12 gennaio 2012)

Pagine:«123456»