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Feb 14, 2011 - Recensioni    No Comments

Di Ceccarelli e Squillace, due saggi di cultura regionale

 

 

 

Saverio Ciccarelli,  Calabria positiva, guida di pronto intervento per conoscere meglio la Calabria

 

 

 

UNA REGIONE SCONOSCIUTA  CON TANTE ECCELLENZE

 

 

 

 

Wikileaks, il sito web che ha messo a soqquadro le diplomazie di mezzo mondo per aver sciorinato ai quattro venti informative segrete e riservate delle ambasciate Usa, non ha risparmiato neanche la Calabria. La quale «sarebbe uno Stato fallito se non facesse parte dell’Italia – avrebbe dichiarato infatti il console generale statunitense a Napoli, J. Patrick Truhn, poco più di un anno fa. E dove la ‘Ndrangheta controlla «vaste porzioni del suo territorio e della sua economia». S. Ciccarelli e il suo saggio sulle eccellenze calabresi.jpg

Un giudizio, questo della feluca a stelle e strisce, senz’altro da non sottovalutare, considerato l’alto tasso di penetrazione della criminalità organizzata della regione. Ma il modo assiomatico e tranchant in cui è stato elettronicamente trasmesso appare alquanto ingeneroso, suona piuttosto intriso di ben triti luoghi comuni, fa il paio con un’altra infelice sortita («Perché Dio ha creato la Calabria?») di un noto cantautore. E non rende giustizia alle tante potenzialità ed eccellenze che questa terra esprime, spesse volte in silenzio, con umiltà e senza clamore mediatico.

Bisogna riconoscere pure che non sempre i mezzi di comunicazione di massa e la pubblicistica in genere si spendono in tale direzione. Si sa, le positività, il bene – diceva don Zilli – non fanno notizia. Sono la quotidianità, la normalità. Ciò che fa riempire le pagine – di giornali, di libri o di blog fa tutt’uno – sono le negatività. È il male, che nell’umanità è una eccezione, almeno secondo la teologia cristiana, (il famoso “uomo che morde il cane” che i vecchi manuali di giornalismo portavano a esempio), attrae l’interesse dei lettori. Così è, purtroppo. O meglio, questa «è la stampa», per dirla con Humphrey Bogart.

Si distingue in questo, uscendo decisamente dal coro, Saverio Ciccarelli, avvocato, giornalista e scrittore di Tropea, con il saggio che ha da poco mandato in libreria, Calabria positiva, guida di pronto intervento per conoscere meglio la Calabria, Meligrana Editore, 2010. Forse il sottotitolo con quella vena ironica che lo sottende potrebbe trarre in inganno il distratto potenziale lettore. Ma a una ben attenta scorsa si capisce subito di che pasta corposa e densa è fatto il contenuto. In quasi centosettanta pagine, infatti, l’autore con uno stile chiaro e asciutto, e al tempo stesso piacevole e fluente, ripercorre in sintesi, ma in modo esaustivo, l’intera storia della Calabria, passata e presente. Con lo sguardo, però, proiettato al futuro.

Quello della visione prospettica è un argomento che un po’ fa da filo conduttore a quest’ultima fatica di Saverio Ciccarelli. Per il quale, se si analizzano le rilevazioni statistiche, si tocca subito con mano che «vi sono in Calabria molti avvocati e insegnanti», insomma molta gente vocata alle discipline umanistiche che vive e opera in regione «perché qui ha trovato lavoro». Di contro, «economisti, tecnici informatici, laureati in discipline aziendali o di marketing» sono costretti giocoforza a mettere radici altrove per la scarsa offerta occupazionale che vi si riscontra. Il risultato, secondo la lucida analisi dell’autore, è che la maggior parte dell’intellighenzia calabrese «sarà inconsapevolmente e naturalmente portata a guardare indietro più che al futuro, forse perché nessuno ha mai insegnato loro a guardare avanti, ma sempre a volgersi indietro e a rimpiangere il bel tempo andato».

E questo ci porta a non vedere «i notevoli progressi che negli ultimi cinquant’anni abbiamo fatto», rappresentando ciò «un’altra stortura ed esasperazione di questa regione». E qui Calabria positiva enuclea una sfilza di eccellenze, di specificità e unicità che la Calabria esprime ed esporta dappertutto in Italia e nel mondo. Dalla cultura al turismo, dall’artigianato di qualità al settore industriale, dalla moda e design alle professionalità, dai siti archeologici al patrimonio museale, dai primati dei tre poli universitari alle specialistiche sanitarie… Non siamo nel paese di Bengodi, beninteso. La Calabria è fanalino di coda in Ue e la convivenza sociale è ogni giorno insidiata. Ma ce la si può fare: le premesse ci sono tutte, basta saperle capitalizzare. Guardando al futuro e pensando, per l’appunto, positivo.

 

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud,  Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 6 febbraio 2011)

 

 

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Francesco Squillace, Le chiese di Chiaravalle secondo un atto notarile del 1695

 

 

NELLA CHIESA MADRE LE RADICI DI UNA COMUNITÀ

 

 

 

 

Dieci chiese, ciascuna con dei beni in proprietà e relative rendite, per una realtà di poche centinaia di “fuochi” come quella della Chiaravalle Centrale del XVII secolo, stavano a significare molte cose insieme. La comunità era decisamente operosa ed esisteva un’elevata consapevolezza identitaria intorno a valori umani condivisi. Fortemente avvertito, poi, era il sentimento religioso che trovava il proprio elemento aggregante nel culto di santi di rito orientale. E soprattutto nella venerazione della Madonna della Pietra le cui origini si intrecciano tra religiosità popolare e leggenda. Chiesa madre di Chiaravalle e il libro di F. Squillace.jpg

Il quadro appare più chiaro se si pensa infine che già da più di un secolo l’ordine francescano esercitava il suo influsso spirituale con un convento tra i primi a essere edificati nella Penisola. All’interno delle sue mura era maturata la vocazione di quel frate Francesco da Chiaravalle, al secolo Giovan Domenico Tino, «famiglia delle migliori del luogo» – come scrive padre Giovanni Fiore da Cropani – che visse la sua breve esistenza e morì in odore di santità «con una bocca piena di riso, l’anno 1612».

Un patrimonio storico e religioso, questo, che si materializza nell’ultima fatica letteraria di Francesco Squillace, Le chiese di Chiaravalle secondo un atto notarile del 1695, Calabria Letteraria Editrice. Il saggio comprende anche un’appendice che riguarda “l’abitato e le modalità delle sepolture dell’epoca”. Prima, cioè, che un regio decreto del Regno di Napoli e di Sicilia (1710) imponesse che le tumulazioni non avvenissero più nelle cripte delle chiese ma ad almeno un miglio dal centro abitato. E ciò molto prima dell’editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804.

Va premesso subito che questa pubblicazione trae origine dal rinvenimento, da parte dell’autore, nell’archivio di Stato di Catanzaro, di un rogito di fine ‘600 redatto dal notaio Giovanni Andrea Catarisano. È facile immaginare quindi come il contenuto in sé, lo stile dell’epoca e notarile, la grafia minuta, a tratti in italiano volgarizzato a tratti in latino maccheronico, non erano affatto di facile comprensione e divulgazione. Merito di Squillace, avvocato e politico di lungo corso e oggi apprezzato saggista (già pubblicati Chiaravalle Centrale nello sfondo politico del tempo, 1941-1993 e Assassinio di un giudice sulla Gran via di Chiaravalle, entrambi  editi da Calabria Letteraria Editrice, per i tipi dell’editore Rubbettino) è appunto quello di essere riuscito a dare un’anima a uno scritto asettico e arido e conferirgli dignità di opera letteraria.

Molti gli spunti che studiosi o semplici appassionati «alla ricerca delle proprie radici» possono trarre da questa pubblicazione. Dati e riferimenti che potrebbero tornare utili, come sottolinea l’autore nella premessa, «a chi volesse aggiungersi a scrivere una storia compiuta di Chiaravalle al riparo da facili luoghi comuni e senza confondere la storia con la tradizione». A partire dalla descrizione della chiesa madre dedicata alla Madonna della Pietra, con le dettagliate dimensioni planimetriche e l’inventario di oggetti e arredi sacri e artistici che vi si custodivano. La sua posizione, insieme al castello dei baroni Capece-Piscicelli, feudatari del luogo, a essa sovrastante – secondo alcune cronache sarebbe crollato durante il terremoto del 1659 –,  fu probabilmente punto di riferimento per lo sviluppo urbanistico di questo comune. E così pure per la sua storia.

 

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 27 gennaio 2011)