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Feb 21, 2011 - Recensioni    No Comments

Storia dei dizionari calabresi

 

 

 

 

 

PRIMA E DOPO GERHALD ROHLFS

 

 

 

 

 

Nell’anno del 150esimo anniversario dell’unità d’Italia il dialetto assurge a dignità linguistica nazionale. A suggellarne la definitiva consacrazione è nientemeno che il Festival di Sanremo che per la prima volta, in deroga al suo ferreo regolamento, ammette sul palcoscenico dell’Ariston una canzone tutta in laghée del “lumbard” Van De Sfroos. E anche la televisione, lo strumento mediatico che a detta di molti portò a compimento la vera unificazione linguistica e culturale del Paese, riscopre la parlata vernacolare con uno spot efficace ancorché da più parti contestato. De Luca.jpg

Ma l’Italia, si sa, è la sintesi delle cento città e degli ottomila comuni ognuno con un suo idioma. La sua stessa lingua ufficiale è il portato di una parlata volgare regionale – la toscana –  e mancò poco che non venisse adotto il siciliano che risuonava alla corte di Federico II a Palermo. Dove, con i vari Cielo d’Alcamo, Jacopo da Lentini, lo stesso imperatore e il figlio Enzo, fece per la prima volta la sua apparizione la forma metrica del sonetto.

Ma se la penisola è divisa in aree più o meno vaste che si riconoscono in koinè che vanno al di là degli stretti confini locali o regionali, non così per la Calabria. Nella quale vi sono oltre quattrocento comuni ognuno con un proprio lessico, con un specifico accento e una inflessione particolare. Il solo tentativo di venire a capo di una realtà così composita ci porterebbe molto lontano. Ne sapeva qualcosa il glottologo tedesco Gerhald Rohlfs che negli anni Settanta del secolo scorso li visitò a uno a uno per redigere il suo Nuovo dizionario dialettale della Calabria (1977), versione aggiornata di una precedente edizione del 1932.

Ma molti sono stati i tentativi di raccogliere in un unico corpus i termini dialettali calabresi, come spiega nel suo ultimo saggio il linguista calabrese, ma trapiantato nel Lazio, Michele De Luca. Nella sua Breve storia dei dizionari calabresi, dal presunto Massara a Rohlfs, Immagini del presente, 2010, l’autore minuziosamente e con rigore metodologico ricostruisce l’evolversi della lessicografia calabra. Da Gaetano Massara, avvocato e scrittore dialettale settecentesco di Tropea a Francescantonio Badolati, da Leopaoldo Pagano a Francesco Mujà, da Vincenzo Padula a Vincenzo Accattatis e a tanti altri, non meno autorevoli, sparsi nelle cinque province. Fino ad arrivare a Rohlfs.

È appunto l’ex professore di filologia romanza nelle università di Tubinga e Monaco di Baviera, e innamorato della Calabria, che De Luca pone come elemento di discrimine nello sviluppo lessicale calabrese. Nel senso che, scrive nella prefazione al suo saggio, si riscontra una prima fase caratterizzata da ricerche condotte prevalentemente da emeriti studiosi quali Dorsa, Cedraro, Scerbo, Morisani, Mele, Accattatis, Malara, Marzano, Longo…», e una seconda, sorta sulla «scia dell’interesse suscitato dalla pubblicazione di Rohlfs».

In particolare la tesi che Michele De Luca in questo suo studio intende accreditare è che la «lessicografia in Calabria sia nata adulta» già dalla fine dell’Ottocento. Grazie anche al supporto filologico e demologico di studiosi come Corso e R. Lombardi Satriani. Senza con questo, ovviamente, immaginare di sminuire «i meriti indiscussi del noto glottologo».

 

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 20 febbraio 2011)