Browsing "Recensioni"
Ago 16, 2011 - Recensioni    No Comments

La mia Catanzaro, l’ultimo saggio di Achille Curcio

 

UNA MISCELLANEA DI RICORDI

 

Il suo “venerabile” ottantesimo compleanno Achille Curcio, uno dei poeti dialettali più rappresentativi viventi in Italia, lo ha voluto festeggiare alla sua maniera. Pubblicando un libro di memorie: florilegio di ricordi, flashback, profili biografici, lettere aperte e poesie. Da forestiero, puntualizza, «che venne in questa città per studiare e realizzare le sue aspirazioni».pitaro,francesco pitaro.achille curcio

A prendere in mano La mia Catanzaro, Edizioni La Forgia, sulle prime verrebbe fatto di pensare a uno di quei soliti centoni che in questi casi vengono prodotti. In cui coloro che pensano di aver vissuto abbastanza da “non poter più dare cattivi esempi” si impancano con la pretesa, secondo La Rochefoucault (o De Andrè, fate voi) di “dare buoni consigli”. Niente di tutto questo. Cominciata la lettura si rimane inchiodati alle sue centodieci pagine finché non si intravede il colophon, in fondo all’ultimo foglio.

Con un periodare, e poetare, un po’ struggente un po’ sarcastico, ma sempre pertinente e mai banale, l’autore passa in rassegna i tratti più salienti e caratteristici di questa città che lo accolse adolescente riconoscendolo come proprio figlio adottivo. Ne viene fuori una realtà piena di animazione e voglia di vivere. Proprio come ce la descrivono quasi tutti i viaggiatori stranieri dell’800 che vi soggiornarono.

Si era all’indomani della seconda guerra mondiale, ancora erano visibili e brucianti le ferite provocate dai bombardamenti della tarda estate del ’43, e la città riprendeva a palpitare. Come usciti da sfocati e seppiati dagherrotipi pian piano si materializzano i brusii della IV ginnasiale del vecchio liceo Galluppi, sincopati dal rimpianto per chi non c’è più, e il continuo tramestio dei due caffè Colacino (foto in alto), sul corso, allietati dalla mitica orchestra Munizza. E poi il berciare chioccio e petulante dei venditori di carciofi e fichidindia, il pretenzioso ristorante Carmelina di Catanzaro Lido, finito distrutto da una mareggiata, il presepe semovente della “scinduta de’ guccèrii”.

Su tutti e tutto troneggia lui, “sua maestà il morzello”, esaltato e onorato da due fra i più esperti artefici: Pepé “le rouge”, ovvero Giuseppe Mangone, e Salvatore Colicchia. Memorabile la sera del ’53 in cui fu ospite di quest’ultimo, Giuseppe Romita, il ministro dell’interno al tempo del referendum istituzionale. «Quella specialità lo aveva conquistato» e  così pretese che fosse dettata al suo segretario la ricetta che diligentemente trascrisse.

Impreziosiscono il volume i medaglioni di uomini che, tra i tanti, conferirono lustro e vanto a Catanzaro: dal poeta e  bibliotecario Pippo De Nobili al filosofo Antonio Lombardi, dal chirurgo Raffaele Basso, pugliese di nascita ma catanzarese di adozione, al suo discepolo Carlo De Lellis. Nonché lettere aperte agli amministratori, racconti e poesie che rievocano usanze e tradizioni di una città «ormai scomparsa e coperta di calcinacci». E la cui immagine, commenta Curcio, disvelando per intero il suo istinto poetico, «resta nel bosco dei miei pensieri, dove la mia anima riesce a trovare sentieri fiancheggiati di rose e spine».

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 7 agosto 2011)

 

Pagine:«1234567...12»