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Mar 18, 2012 - Recensioni    No Comments

Saggio di Franco Liguori su L. Siciliani

 

 

POETA “PAGANO” DALLA SENSIBILITÀ MODERNA

 

 

 

Giovanni Pascoli gli si rivolgeva affettuosamente definendolo «il giovane e dotto poeta a me più di ogni altro in Italia amico». E lui, Luigi Siciliani (Cirò, 1881-Roma, 1925), poeta e scrittore, classicista e traduttore, capitano nella Grande guerra, sottosegretario nel II governo Facta (con Antonio Anile ministro),  ricambiava il massimo esponente del decadentismo italiano con manifestazioni di affetto senza limiti. Il poeta di San Mauro fu per l’umanista calabrese, stando alle parole con le quali quest’ultimo ne commemorò la scomparsa, «l’idolatria della mia adolescenza…, l’ammirazione della mia maturità…, uno dei miei desolati rimpianti».franesco pitaro,francesco liguori,luigi siciliani

Davvero strano e infelice il percorso artistico, non di meno lo fu quello esistenziale, di Luigi Siciliani, intellettuale precoce e versatile, che la maggior parte del mondo letterario dei primi due decenni del ‘900 lo ebbe in grande considerazione. E che tante personalità, tra poeti, scrittori e critici, che intrattennero con lui rapporti di amicizia e familiarità, non esitarono a considerare poeta e scrittore di sicuro avvenire: da Gabriele D’Annunzio a Filippo Tommaso Marinetti; da Guido Gozzano a Marino Moretti; da Ada Negri a Margherita Sarfatti; da Giuseppe Antonio Borgese a Emilio Cecchi che ne curerà il profilo bio-bibliografico per l’enciclopedia Treccani.

Non si contano gli apprezzamenti e le manifestazioni di stima per le sue opere, fossero esse in endecasillabi o in versi esametri e alessandrini (Sogni pagani, Arida nutrix), o in prosa (Giovanni Fràncica), traduzioni dal latino o dall’inglese (Poeti erotici dell’Antologia palatina), pezzi critici o semplici articoli giornalistici. Giudizi sinceri, beninteso, e tutt’altro che di facciata e compiacenti. Se Gabriele D’annunzio si complimentava con lui per la «bellezza dei suoi versi eroici» e per i suoi endecasillabi «graziosamente squisiti e muscolosi», Filippo Tommaso Marinetti gli manifestava la sua felicità di saperlo e sentirlo «amico dei futuristi». E così, infine, se Guido Gozzano ammetteva candidamente di essere  intento «a leggere e postillare» i suoi scritti «non esclusa qualche idea di saccheggio», Marino Moretti si sperticava in elogi per i suoi «Canti di Calabria, profondi come la tua anima e forti come la tua terra».

Da un certo punto in poi, la sua stella è stata risucchiata nel buco nero dell’indifferenza. Così che questo poeta, definito «pagano» per il suo religioso attaccamento al patrimonio ideale, morale ed estetico che la cultura classica racchiude, fu tanto celebrato in vita quanto dimenticato da morto. Fatte poche eccezioni editoriali – a partire da quel prezioso volumetto Brutia Tellus (Croce del Sud-Editrice, 1956), per mezzo del quale insegnanti volonterosi poterono introdurre la letteratura calabrese nelle scuole dell’obbligo – su Siciliani cadde una coltre di oblio.

A scuotere lo strato di polvere che finora ha sovrastato la «complessa figura» di questo calabrese illustre ci ha pensato Franco Liguori, apprezzato studioso di storia e letteratura calabresi, con la ponderosa, elegante ed esauriente monografia Luigi Siciliani, un poeta e scrittore calabrese tra classicità e decadentismo, Edizioni Archivio Siciliani, 2011. Va detto subito che non si tratta di un lavoro agiografico tout court. Il fatto che la prefazione rechi la firma di un critico autorevole come Pasquale Tuscano, uno cioè che in quel pregevole saggio Calabria, Letteratura delle regioni d’Italia, Storia e testi (Editrice La Scuola, 1986) definisce Siciliani, forse non a torto, «più letterato che poeta di vena schietta e originale», costituisce per l’autore un’innegabile garanzia di serietà e oggettività.

In questa sua ultima fatica, Liguori scandaglia, con rigore, competenza ed acribia, in tutte le sue molteplici e variegate pieghe la personalità, non certo lineare, dell’illustre cirotano riconsegnandola ai contemporanei nella sua effettiva dimensione. Rompendo così «un lungo silenzio che da molti anni gravava» su questa personalità attaccata, sì, è la valutazione di Liguori,  «alla tradizione classica ma che è anche un poeta d’oggi capace di farsi interprete dei sentimenti dell’uomo di ogni tempo».

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 18 marzo 2012)

 

Nella foto in alto, Luigi Siciliani e la copertina del saggio di Franco Liguori

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