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Nov 14, 2009 - Recensioni    No Comments

Un saggio di Vincenzo Cassadonte

 

 

 

 DA JEROCADES AD ANGHERÀ 

CALABRESI  ILLUSTRI  IN GREMBIULINO

 

 

 

 

Nella storia della Massoneria, e per converso in quella italiana, risorgimentale e post-unitaria, una componente non secondaria è rappresentata dalla Calabria. E ciò, non solo perché in questa regione sarebbe stata istituita la prima loggia massonica della penisola, e precisamente a Girifalco, qualche decennio dopo la nascita ufficiale, nel 1714, della comunione massonica moderna a Londra nella corte della cattedrale di San Paolo. Ma anche, e soprattutto, perché qui ebbero i natali, vissero e operarono fior di uomini professionalmente affermati e che occuparono all’interno dell’ordine iniziatico le più alte cariche e si resero protagonisti di comportamenti memorabili.Vincenzo-Cassadonte-e-la-co.gif

 A raccogliere in un pantheon ideale tutte le personalità che si distinsero sotto le «volte stellate», con un’ampia sezione dedicata alla Calabria, ci ha pensato Vincenzo Cassadonte con il suo ponderoso volume “Massoni illustri nel mondo” per i tipi della casa editrice Sagaprint di Soverato. In esso l’autore, già capo gabinetto del presidente Saragat ed ex politico di punta del Psdi calabrese, sembra volersi ricollegare idealmente alla fatica di qualche decennio fa compiuta da Giordano Gamberini: “Mille volti di massoni” (Società Erasmo, Roma, 1975). Con questo volume l’allora gran maestro del Grande oriente d’Italia ricostruiva, per primo, volti e brevi profili biografici di uomini che fecero la storia dell’organizzazione esoterica italiana, da Tommaso Crudeli a Ernesto Nathan e oltre. 

Cassadonte amplifica, e per certi versi completa l’opera intrapresa da Gamberini. Nel senso che il «sovrano gran commendatore» catanzarese del Rito scozzese antico ed accettato si spinge molto al di là dei confini nazionali, ricostruendo con passione e cura metodologica i medaglioni delle più illustri personalità italiane e mondiali che operarono al tempo stesso in grembiule e maglietto. Ma la parte che a noi interessa maggiormente è quella dedicata ai profili degli uomini calabresi che della triade Libertà-Uguaglianza-Fratellanza fecero una loro ragione e scelta di vita.

Ed ecco che, a uno a uno, riprendono forma personalità la cui immagine sembrava fosse sbiadita dal tempo per essere inquadrate sotto un alone di luce che le consegna al ricordo dei contemporanei «per trarne edificazione». Si materializzano così uomini come Antonio Jerocades, l’abate che con «La lira focense» è considerato il cantore della Massoneria, il suo discepolo e anch’esso abate, Gregorio Aracri che nel seminario di Catanzaro introdusse alle nuove «dottrine ultramontane e giacobine» giovani come i martiri della Repubblica napoletana Luigi Rossi e Gregorio Mattei.

I fotogrammi si susseguono con Francesco De Luca, il primo successore di Garibaldi alla guida del Grande oriente d’Italia, e il sacerdote Domenico Angherà che fu l’artefice della ricostruzione della massoneria italiana dell’Italia unita; con l’autore dello scisma massonico del 1908, Saverio Fera, fin ad arrivare a Oreste Dito, ritenuto all’unanimità il più autorevole storico della Massoneria calabrese, insieme al figlio Armando. Passando per tanti altri nomi non meno prestigiosi, come Giuseppe Casalinuovo, Gino Pelaggi, Celestino Catricalà… Questo di Vincenzo Cassadonte, insomma, più che un valido lavoro storiografico e biografico, si rivela come uno spaccato di storia nazionale, mondiale e regionale rivisitata attraverso le vite degli uomini che, “mutatis mutandis”, recitarono ruoli da protagonisti del loro tempo, sia nelle rispettive attività «profane» sia all’interno delle officine massoniche.

Probabilmente in questa pubblicazione, come riconosce lo stesso autore, «avrebbero dovuto essere inclusi molti altri fratelli massoni…». Ma la mancanza di tempo «per ulteriori ricerche… non hanno consentito di realizzare un lavoro più complesso ed esaustivo». Compito, questo, che, con onestà intellettuale pari alla passione che lo ha guidato in questa impresa, assegna a quelli che, negli anni a venire, vorranno riprendere il cammino da lui intrapreso. Il suo auspicio è che «sia riuscito, almeno in parte, a dare loro un indirizzo… nel ricordare che la nostra terra di Calabria è stata da sempre una delle regioni più sensibili alle problematiche massoniche». 

 

 

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo, 22 febbraio 2009)

 

 

 

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