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Feb 22, 2013 - Senza categoria    No Comments

Quarto centenario della nascita di M. Preti

 

 

SULLE ORME DEL  CAVALIERE CALABRESE

 

 

 

 

«Fu il cavalier Calabrese alto della persona, e corpulento; il volto gioviale, con occhi vivi, di color assai scuro… dall’aspetto assai maestoso, che moveva a riverenza chiunque lo mirava…» sicché era «da tutti inchinato per dovunque passava». E ancora: fu «eruditissimo nelle scienze, e versatissimo nelle istorie, e nelle favole, e tanto che nelle conversazioni era ammirato e temuto per dottissimo uomo». Il ritratto descrittivo che il pittore e biografo di artisti napoletani Bernardo de Dominici, a lui contemporaneo, fa di Mattia Preti (Taverna, 24 febbraio, 1613-Malta, 3 gennaio, 1699) nella sua opera Vite de’ pittori, scultori ed architetti napoletani (Stamperia del Ricciardi, Napoli, 1742) è aderente all’autoritratto che appare ai piedi del San Giovanni Battista nella chiesa di San Domenico a Taverna. Vestito da cavaliere di Malta, sguardo altero, in mano un pennello e una spada a significare le insegne dell’ordine a cui tenne moltissimo. Ma anche a rappresentare i suoi due amori per la pittura e la scherma nonché il suo carattere passionale e a tratti impulsivo.pitaro,francesco pitaro,mattia preti

Molteplici e meritorie sono le manifestazioni e le iniziative in programma quest’anno tra la Calabria e Malta per celebrare il quarto centenario della nascita di quello che non soltanto è il maggior pittore calabrese ma, come scrive John T. Spike, uno dei più rappresentativi «artisti del Barocco a Roma» e della transizione dal «barocco al Tardo Barocco» nella pittura napoletana del Settecento (cfr. AA.VV., Mattia Preti, Fratelli Palombi Editori, 1989). Così come innumerevoli sono le sue opere sparse in ogni parte del mondo, in collezioni private e pubbliche in Italia, in Europa, oltreoceano, da riuscire impresa titanica non solo metterle assieme in una ideale e onnicomprensiva esposizione ma anche soltanto visitarle. Non contando, ovviamente, le tante altre andate disperse, distrutte o di dubbia attribuzione.

Un eventuale itinerario cultural-turistico non potrebbe che inziarsi proprio da Taverna che il pittore, in età ormai avanzata, volle «arricchire di preziose pitture» mandando nella «sua amata Patria» qualcosa, secondo la catalogazione che fece lo storico dell’arte Alfonso Frangipane, come più di dieci quadri. Fra i tanti che gli furono commissionati dai padri domenicani, per i quali dipinse il Cristo fulminante (1680ca), o che inviò spontaneamente per abbellire la sua cappella nella chiesa di San Domenico, oggi se ne possono ammirare, in questa e nell’altra chiesa di Santa Barbara, molti altri, come il Battesimo di Gesù (1660ca). Il percorso prevederebbe altresì una puntata al museo comunale di Rende che dispone di due tele, una delle quali è il caravaggesco Soldato; al museo archeologico di Reggio Calabria (Ritorno del figliol prodigo); e infine una digressione alla pinacoteca di Messina dove è custodito un Cristo morto che dal punto vista prospettico e cromatico richiama molto quell’altro di Mantegna.

Roma, Napoli e Malta, poi, sono le tappe obbligate di un sia pur superficiale e frettoloso tour sulle orme del grande artista. È a Roma, infatti, che da giovane compì i primi studi, fu accolto dal fratello Gregorio e introdotto nel milieu intellettuale (Accademia di San Luca) ed ebbe la possibilità di conoscere donna Olimpia Aldobrandini, nuora della molto più potente Olimpia Maidalchini Pamphili (la Pimpaccia di piazza Navona che gli storici vogliono sia stata la favorita di Innocenzo X). Fu grazie a questi buoni uffici che Preti poté raggiungere Cento, in Emilia, ed entrare a bottega dal Guercino. Tele di Preti nella città capitolina si trovano nella Galleria nazionale d’arte antica, e soprattutto a Sant’Andrea della Valle dove se ne conservano tre dedicate al martire e santo di cui la chiesa prende il nome. Ricche di capolavori pretiani sono la città partenopea, diffusi tra i vari musei e chiese (Museo di Capodimonte, San Pietro a Maiella) e l’isola di Malta (La Valletta, Floriana, Rabat, M’dina). Nella città vecchia, da non trascurare è la cattedrale di San Paolo, «vera e propria galleria», secondo il giudizio critico di Spike, di pregevoli esecuzioni del grande maestro.

 

 

Nella foto, il francobollo emesso da Poste italiane, il 19 febbrario scorso, per celebrare la ricorrenza del grande calabrese

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