domenica, 15 aprile 2012

Alfonso Rosario Di Bartolo

IL FRATE CHE PARLAVA ALLE ANIME

 

Sarebbe stato Padre Pio a esortarlo a non stancarsi mai dal fare opera di evangelizzazione e di tenere sempre viva nelle “anime”, come egli chiama la gente devota, la fiaccola della fede. Le parole del santo cappuccino di Pietrelcina hanno un effetto corroborante nella già solida e adamantina determinazione di padre Alfonso Rosario Di Bartolo e costituiscono un sicuro viatico per la perseveranza nella scelta intrapresa fin dall’adolescenza. Che è quella della coerenza alla regola francescana, della sua totale adesione alla sequela di Cristo, dell’amore per lo studio. Alfonso Rosario Di Bartolo, pitaro, francesco Pitaro
  Altre cose insieme costituiscono argomento di interesse di questo religioso calabrese: facondo e travolgente predicatore; primo parroco della chiesa “Madonna di Pompei” di Catanzaro, nominato dall’arcivescovo della città Armando Fares con bolla del 29 settembre 1971; docente di diritto e morale nell’istituto teologico di Nicastro. E infine scrittore di testi «fondati – come afferma Vincenzo Rimedio, arcivescovo emerito di Lamezia Terme – su solide basi dottrinali e su un notevole afflato spirituale».
   Intenso è il suo percorso esistenziale e pastorale. Nasce a Caraffa del Bianco il 23 dicembre 1913 e appena quindicenne è novizio nel seminario serafico di Reggio Calabria. Prosegue gli studi liceali a Salemi e a Palermo e completa quelli teologici a Napoli. La laurea in diritto canonico, conseguita all’università gregoriana di Roma, subito dopo l’ordinazione sacerdotale, conclude la sua formazione didattica.
   Trascorso un periodo dedicato all’insegnamento nei seminari, padre Alfonso è nominato commissario provinciale dei cappuccini della Provincia monastica di Reggio Calabria. Carica che gli viene prorogata per altri tre anni e che gli sarà conferita  per un altro quinquennio negli anni Sessanta. Per dieci anni inoltre riveste l’incarico di commissario provinciale dell’Ordine francescano secolare e fin al termine della sua esperienza terrena (Lamezia Terme, 13 agosto 2000) è al servizio, in qualità di direttore spirituale «di svariate anime sia claustrali che laiche». Memorabile, a riguardo, il caso di una veggente  e francescana secolare di Maropati che, erano i primi giorni di dicembre del 1970, gli confida una predizione della Madonna secondo la quale una sua immagine conservata in un’abitazione privata del luogo avrebbe cominciato, di lì a poco, a lacrimare sangue.
   Notevole è anche la sua attività pubblicistica con all’attivo diversi testi di orientamento teologico-pastorale: Vivere Cristo; Dialoghi eucaristici; Incorporati in Cristo; Problematica del quotidiano; Spunti e suggerimenti di vita ascetica quotidiana; oltre a innumerevoli articoli riguardanti la spiritualità francescana. Su tutti si impongono, per originalità della narrazione sotto forma di sceneggiatura teatrale, I dialoghi. In essi i protagonisti sono l’Anima, che pone interrogativi esistenziali ed escatologici, e Gesù che dà risposte tramite le dotte e rigorose interpretazioni evangeliche di padre Alfonso. In questa opera la «linea di pensiero», scrive l’autore nella presentazione, «è pratica, ascetica, quindi formativa della coscienza Eucaristica… che ha per centro Cristo».
   L’ultima sua pubblicazione, Il pensiero di Matteo (2000), è il portato diretto dei tanti corsi di spiritualità di padre Di Bartolo, convinto che «il vero cristiano, nella sua formazione religiosa e intellettuale, non può fare a meno di nutrirsi del Vangelo» ed in particolare di quello matteano. Essa costituisce, secondo quanto scrive mons. Rimedio nella sua approvazione all’imprimatur, «un lavoro accurato di esegesi sul Vangelo di Matteo – tra l’altro classificato come il Vangelo della Chiesa – e insieme per le applicazioni di carattere ascetico che vengono dedotte».
   A più di un decennio dalla sua morte, tuttora vivo è il ricordo di questo cappuccino minore tra i fedeli francescani lametini. «Padre Alfonso – scandisce con trasporto Francesca Anna Marino, cattolica fervente e avvocato del luogo – è una personalità che ha impregnato di sé la nostra realtà, non solo religiosa ma anche sociale: per missione sacerdotale e apostolato, rigore morale e dottrina, umiltà e carisma».

(Francesco Pitaro in Gazzetta del Sud, Arte, Cultura, Spettacolo in Calabria, 8 aprile 2012)

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